Recensione - Qualcosa respira nel ripostiglio e altri racconti per non dormire

Qualcosa respira nel ripostiglio e altri racconti per non dormire

di C. Martin
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Casa Editrice: Officina Milena
Genere: Horror - Raccolta di racconti
Illustratrice: Diana D. Gallese
Data di uscita: 30 settembre 2019
Copertina flessibile
144 pagine
Prezzo: €12,00 cartaceo

Trama
Mondi popolati da fate, strane creature annidate nei ripostigli, gelatine che prendono vita: sono soltanto alcune delle sfide che i giovani protagonisti di questi racconti si troveranno ad affrontare, insieme a quella più grande della crescita. Attingendo all'immaginario classico dell'orrore ma con la leggerezza della narrativa per ragazzi, l'autore intrattiene il lettore ma al tempo stesso lo prepara alle insidie dell'adolescenza. Età di lettura: da 12 anni.

Recensione
La raccolta è composta da tre racconti  molto diversi tra loro, i protagonisti sono sempre bambini dai 12 anni in giù. I racconti hanno delle sfumature inquietanti che lo rendono perfetto per il periodo di Halloween; dietro ogni racconto si celano dei messaggi che possono arrivare anche a lettori molto giovani.

I tre racconti:
- Qualcosa respira nel ripostiglio
In questo racconto i protagonisti sono Greg e Sandy due dodicenni che si scontrano con i bulli della scuola, Lucas e Tommy a cui riescono a resistere e non farsi sopraffare del tutto. Un giorno Greg sente qualcosa di strano provenire dal ripostiglio della professoressa Dresher. Quale segreto si nasconde nel ripostiglio?
Greg e Sandy attraverso la scoperta di ciò che si nasconde nel ripostiglio riescono ad arrivare a vincere contro Lucas e Tommy.

Nel racconto viene affrontato il tema del bullismo a scuola e attraverso lo snodarsi della storia si percorre il percorso per combattere e vincere il bullismo, mostrando anche la debolezza che si cela dietro al bullo.

- Una terribile gelatina
In questo racconto la protagonista è Tara; vive in una casa antica con i genitori e con il fratello più piccolo Roger, con il quale non va d'accordo. Tara deve fare un progetto di scienze insieme al suo migliore amico Jerry, non sanno cosa fare però a un certo punto arriva l'illuminazione: la gelatina Jelly che è avanzata al piccolo Roger e che è nel frigo. La gelatina però si rivela differente rispetto alla solita realtà e anche grazie ad essa Tara scopre perché le era vietato andare in cantina.

Nel racconto il tema principale che viene affrontato è il rapporto tra fratelli; oltre a questo viene messa in luce anche la competitività che hanno i ragazzi quando si tratta di presentare progetti con una giuria a decretare il vincitore e il voler per forza vincere per dimostrarsi migliore di qualcun altro.

- Fairyland
Richy e Dana sono fratelli e non vanno proprio d'accordo. L'ennesimo litigio provoca un incidente e si ritroveranno da soli nel bosco, ma non sono più nel loro mondo ma a Fairyland, il mondo immaginario del libro della nonna. Come andrà la storia?

Le tematiche principali sono il valore della famiglia e l'importanza dell'unione soprattutto tra fratelli.

I racconti sono brevi e molto scorrevoli infatti si leggono in pochissimo tempo e sono assolutamente adatti per i bambini di circa di 12 anni e sono arricchiti dalle meravigliose illustrazioni della Gallese.

L'illustratrice Diana D. Gallese
Illustratrice, grafica e pittrice italiana, nasce ad Avezzano (AQ) nel 1994, e vive attualmente nella sua casa natale a Luco dei Marsi, piccolo centro in provincia dell’Aquila, costantemente immersa in libri, tele e progetti. Sin da piccola nutre la passione per l’Arte e si cimenta in diversi concorsi locali, conseguendo vari premi. Si forma artisticamente presso il Liceo Artistico Vincenzo Bellisario di Avezzano, sua seconda casa. Nel 2017 si diploma in Grafica e Illustrazione presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata (MC) con il massimo dei voti. Ha studiato con professionisti dell’illustrazione per l’infanzia come Pablo Auladell, Stefano Bessoni e Maurizio Quarello,  presso la Summer-school, ARS IN FABULA, di Macerata (MC). Per Officina Milena ha pubblicato anche l'albo illustrato La Leggenda di Sleepy Hollow.

Intervista a Diana D. Gallese
- A quale immaginario hai attinto per creare le illustrazioni del libro di C. Martin?
Ho creato le illustrazioni attingendo all'immaginario gotico e folkloristico americano, immergendomi totalmente nelle storie, cercando di creare uno stile macabro ed ironico allo stesso tempo, puntando sì, allo “spavento” ma cercando di mantenere una buona dose di ironia, che aleggia nei racconti di C. Martin. Sicuramente lo stile del buon Tim Jacobus, l'illustratore della collana soft-horror americana “Goosebumps”, in Italia nota come “Piccoli brividi”, mi ha ispirata, quel tanto che basta a creare quella “citazione” di un carattere profondamente identitario che tutti oramai conoscono anche solo di vista. In ultimo ho attinto all'immaginario gotico fumettistico del grande Dino Battaglia, cercando di creare delle illustrazioni che fossero un incontro tra illustrazione e fumetto, tra dinamismo ed espressività, accompagnandole, dove ho ritenuto opportuno, con le onomatopee.

- Quale delle tre storie ha ispirato maggiormente la tua fantasia artistica e per quale motivo?
Ho amato tutti e tre i racconti dell'autore, ma posso ben affermare che Fairyland è assolutamente il racconto a me più vicino, per trama, per quel dolce stile che mi ha fatto tornare in mente le fiabe, la figura della nonna, il libro oggetto “maledetto” e i due bambini protagonisti, Richy e Dana, e quel senso di avventura che ti lascia col fiato sospeso sino alla fine. È qui che mi sono immersa totalmente, dando vita a illustrazioni doppie, animando gli alberi con occhi, nasi bocche, lasciando librare le piccole creature fatate. Mentre creavo le illustrazioni nella mia mente sono rinvenuti i vecchi racconti irlandesi, i vecchi libri letti sull'immaginario celtico, le mie illustrazioni della valle incantata create per la graphic-novel “La Leggenda di Sleepy Hollow”.  E sulle fate cito David Larkin: “Gli esseri che abitano dentro o vicino ai fiumi e ai torrenti sono in genere meno pericolosi dei loro simili che popolano i mari e i laghi.”

- Che cosa ti spinge a disegnare una scena/ un personaggio/ un oggetto rispetto ad un altro?
Le parole devono sollecitare, devono risvegliare in me qualcosa, così che io passa dar loro forma, regalare un'immagine, e lasciare fluire il carboncino e il pennello. Spesso si pensa che il ruolo dell'illustratore sia quello di “accompagnare” il testo dell'autore, io credo sia più giusto affermare che il ruolo di noi illustratori sia interpretare il testo, darne un valore aggiuntivo, una nota in più, che ti spinga a soffermarti su una pagina quei 30 secondi in più, prima di voltarla. Nei racconti di Martin, ho preferito dare un volto alle “figure fantastiche” che li popolano più che ai personaggi principali: fate, scheletri, case che respirano, viscide gelatine imponenti e alberi per nulla rassicuranti, accompagnate da “BLLL” o “FIIII” che rendono il tutto più divertente ed idoneo ad un pubblico di ragazzi. Posso ben affermare di essermi molto divertita e di essere pronta a nuovi progetti.


Intervista all'autore C. Martin
- A quali film, libri o serie televisive ti sei ispirato per la creazione dei tuoi racconti horror?
Senza dubbio i Piccoli Brividi di R.L.Stine. Ero un quattordicenne con tanta fantasia e voglia di mettersi in gioco. Così trovai un modo tutto mio per simulare Stine. Credo di essere riuscito a proporre uno stile mio, tutto sommato, e storie alquanto stimolanti.

- Alcuni dei tuoi racconti affrontano anche il tema del bullismo, in che modo pensi che la sua presenza nelle storie che hai scritto possa essere utile ai lettori più giovani?
L’immedesimazione sono certo aiuti molto. Ho subito episodi di bullismo anche io, ma i libri mi hanno sempre fatto compagnia. Ho sempre preso, dai personaggi dei libri che leggevo, il coraggio che li connaturava e che avrei tanto voluto avere io. Molto spesso ha funzionato.

- In futuro hai intenzione di scrivere altri racconti dell’orrore per ragazzi o per adulti o ti dedicherai ad un altro tipo di letteratura?
Ho molte storie già scritte, altre solo abbozzate. Mi diverte scrivere horror per ragazzi, creare situazioni paradossali e combinarle con la realtà. Penso sia una maniera divertente di lasciare ad altri, esperienze e insegnamenti utili. Quindi sì, credo che continuerò.

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